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10 Luglio 2020

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‘Avere paura significa credere che 
qualcosa di terribile ci possa accadere,
avere fede significa credere 
che qualcosa di bello ci possa accadere.’
Anodea Juditt


Per crescere alta e rigogliosa, una pianta deve avere radici che affondano nelle profondità del suolo. Si tratta di un processo naturale che gli alberi esprimono in semplicità: le radici scendono nella terra mentre il tronco cresce verso il cielo espandendo e allungando i rami nello spazio. Più a fondo si spingono le radici nel terreno, più alto e forte crescerà l’albero. 

Non c’è albero o pianta senza radice…

Dalle radici l’uomo come l’albero verde può poi fiorire e moltiplicare i suoi frutti…
Senza fondamenta forti e radicate ben poco si può realizzare. 
“Giacobbe metterà radici,/Israele fiorirà e germoglierà,/riempirà il mondo di frutti” (Isaia 27,6).

La terra è la base universale di tutto ciò che vive.

La nostra epoca da una parte ci ha portato a risposte e comportamenti sempre più automatici e automatizzati. Dall’altra il contatto con la Terra e la natura si è fatto sempre più fragile. E sono diventati più fragili anche la nostra salute e il senso di autostima.
Forse non è un caso che la recente emergenza salute abbia colpito i centri urbani più industrializzati…
Collegarsi con la Terra significa abitare quel luogo dove le idee diventano realtà.
Quando ritroviamo le basi, siamo in basso, umili e vicini alla terra. Siamo più stabili, più lucidi, più forti. Riposando sul terreno, proviamo una sensazione di sicurezza interiore: non possiamo cadere. C’è grazia e abbandono.
Esiste un vero e proprio allineamento tra cielo e terra, come se ci trovassimo tra due poli. Se lasci andare uno dei due poli, la corrente non può più passare. Ed è come non essere più vivi, come guardare la vita da dietro un vetro.
Ma che cosa sono le nostre radici?
Sono le nostre ossa e i nostri visceri. Sono il nostro corpo, con la sua storia e i suoi istinti. I suoi dolori e le sue gioie. 

Il simbolo dell’elemento terra è il quadrato, il numero 4.

Annick de Souzenelle, antropologa e autrice di numerose opere sulla spiritualità, scrive: “Il numero 4 è il simbolo della stabilizzazione. Il 4 introduce l’idea di un luogo chiuso, segreto, coperto, dove chi vi abita vive una prova. Tutte le tradizioni testimoniano questa nozione di prova legata al numero 4. Tutti gli esempi sull’argomento, che potremmo moltiplicare riferendoci alle diverse tradizioni, riproporrebbero la stessa nozione di soggiorno-arresto nel luogo di prova che precede un passaggio vissuto come una festa”.

La visione materialistica della società in cui viviamo poco per volta ha ristretto sempre più l’orizzonte, delimitando lo sguardo al solo mondo fisico, alla materia. Ed è sempre più attuale il restringimento intorno al tema eterno della sopravvivenza.

La visione spirituale ci offre un orizzonte più vasto e ‘il quadrilatero’ (la terra) appare come un crogiuolo nel quale fare esperienza per crescere spiritualmente.

Quando si parla di argomenti spirituali, normalmente si pensa a un flusso verso l’alto, verso gli dei che presiedono. Ma ignoriamo l’energia divina che abita il regno della materia.

Noi oggi siamo reduci da un periodo di quarantena.
Tutte le tradizioni testimoniano la nozione di quarantena: la messa in quarantena risponde a una legge ontologica.
L’antico Egitto e il mondo ebraico-cristiano riferiscono che i quaranta giorni che seguono la morte preparano un passaggio difficile da superare. Quaranta giorni dopo la morte il faraone doveva affrontare un toro prima di entrare nella dimora degli dei.
Entrano in gioco il concetto di prova, e cioè di passaggio stretto, di trasformazione. Indubbiamente di difficoltà.

Anche se queste ultime settimane vedono un graduale ritorno alla normalità, di fatto la realtà non è per nulla semplice. Indubbiamente tutti stiamo vivendo un momento di difficoltà, pur in misura variabile. L’ansia per il futuro è inevitabile. L’incertezza economica e sociale è forte. Per la prima volta l’intero pianeta si è trovato a affrontare qualcosa di totalmente nuovo. E nessuno può fare una previsione concreta per il futuro.

Il Ministero della Salute ha sottolineato che ‘la paura, la preoccupazione, l’incertezza e i fattori di stress costanti della popolazione durante l’epidemia di Covid-19 possono portare a conseguenze a lungo termine all’interno della comunità, della famiglia e degli individui’.

Nella mia esperienza di condivisione con persone sia vicine sia lontane il filo rosso che ci lega è una sensazione di disagio e disorientamento. Alcuni presentano disturbi fisici, altri in forma più accentuata a livello psicologico. 

La tentazione potrebbe essere far finta di nulla. Ma ignorare non è utile. Le emozioni annidate in profondità purtroppo agiscono al di sotto del livello di coscienza e interferiscono con la nostra salute. Senza rendercene conto.

La paura è un’emozione che ci salva dalle situazioni di pericolo. Esiste in quanto alleata dell’autoconservazione: l’abbiamo ereditata dai nostri antenati. Anche gli animali reagiscono nello stesso modo.

Cosa accade nel nostro corpo quando proviamo paura? 
Il cervello avverte un rischio e invia un segnale alle ghiandole surrenali, le quali producono adrenalina. Questo processo porta alla contrazione dei muscoli, tipica reazione di chi sta per ‘tagliare la corda’, per scappare.

Quando la paura è reale, scarichiamo lo stress con fuga e attacco. È una reazione istintuale che può effettivamente salvarci la vita. 
Se invece, pur avvertendo paura, il rischio non è così vicino o concreto - e dunque non dobbiamo ‘tagliare la corda’ - non scarichiamo lo stress e rimane la contrazione muscolare. Paralizzandoci.
Per non restare bloccati in questo meccanismo patologico come prima cosa è necessario prendersi cura del proprio corpo. Davvero come primo passo…
Respirare, allungare, stendere e toccare quotidianamente con cura e attenzione le diverse parti del corpo è una chiave per sciogliere le tensioni più profonde.
Focalizzando la nostra esperienza nel presente le preoccupazioni per il futuro si allontanano. Le decisioni sono più chiare e immediate.
Rivolgere l’attenzione al nostro corpo ci porta nel presente.

Il corpo è lo strumento per realizzare la vita sulla Terra. Il nostro universo fisico inizia nel corpo: è l’unica certezza fisica della nostra vita. Tutto ciò che riguarda il corpo è in relazione con l’elemento terra.

Per consolidare l’energia a questo livello dobbiamo avere ben chiare le nostre necessità di sopravvivenza, i nostri bisogni e le nostre emozioni.

Dunque è utile riposare quando è necessario, mangiare bene, farsi fare dei massaggi. Inoltre bagni caldi e piacevoli esercizi sono mezzi utili a guarire la frattura mente-corpo determinata dal paradigma della mente sopra la materia. Non possiamo essere uniti e integrati se le due polarità sono scisse. Attraverso il corpo possiamo sperimentare l’esperienza della mente dentro la materia.

L’attuale situazione può davvero rappresentare l’occasione per diventare più forti e ancora più saggi, per imparare a guardare meglio la realtà e sviluppare una maggiore intuizione.

L’estate è appena arrivata ed è uno stimolo per passeggiare in mezzo al verde, per andare al mare e in montagna, per sentire i suoni della natura e riposare gli occhi sull’orizzonte. Per un contatto più dinamico con la natura. Con la Terra, con Gaia.

Il radicamento è un processo lento e cumulativo. Non si finisce mai di lavorare sul radicamento.

Riconsacrare il sacro tempio del corpo, il nostro diritto di essere qui e il nostro diritto di avere quanto necessario per la sopravvivenza rappresenta una riunione gioiosa con il reale terreno della nostra esistenza. 

Sentire la Terra sotto i nostri piedi nutre e incoraggia. Ricordarci del grande spazio intorno e sopra di noi ridimensiona i problemi, alleggerisce …