bucaneve
11 Febbraio 2019

Cambiare

Questa volta SQY parla di Sabrina Querella

A inizio anno, come a voler inaugurare una nuova fase: un ciclo di appuntamenti con riflessioni sulla sua pratica yoga e sul bisogno di riaffermare un rinnovato senso della cura di sé.


Sabrina Querella è insegnante Yani (Associazione Nazionale Insegnanti Yoga), ha iniziato a praticare nel 1975 e insegna yoga dal 1996. 

In questi mesi molto abbiamo scritto dello yoga e della sua graduale e costante diffusione. 

Oggi vogliamo approfondire l’esperienza di Sabrina e il valore di una pratica non inflazionata e commerciale, che deriva da conoscenza, ricerca, studio. E soprattutto dall’ascolto. Dall’incontro con allievi (persone) disposti a impegnarsi in una pratica yoga che si trasforma naturalmente in risposta ai cambiamenti universali che viviamo. Un incontro quotidiano in linea con quel crescente bisogno di equilibrio che quasi sempre trova in SQY una casa. O almeno uno spazio…

Proprio lo spazio, in una parola la possibilità di sperimentare corpo e libertà di movimento, è al centro di questo avvio di anno. 

Dal 21 gennaio 2019 lo studio di SQY si è trasferito in via Vassalli Eandi, lasciando l’appartamento Liberty di via Principi d’Acaja che nel tempo ha raccolto i pensieri e la pratica di molte, moltissime persone, allievi diventati parte di una famiglia.


SQY: Sabrina, perché hai voluto cambiare spazio?

Sabrina: L’esperienza di creare un nuovo spazio è stata molto stimolante. Lo yoga è trasformativo e non solo; è nella mia natura sentire periodicamente la necessità di cambiare o rivisitare situazioni per migliorarle o modificarle. Lo studio di via Principi d’Acaja per anni ha risposto al bisogno di consolidare una pratica riservata a gruppi ristretti alla personale ricerca sia di uno spazio di quiete sia di una crescita attraverso il corpo, il respiro e la consapevolezza. In un ambiente più affine a una casa che a uno studio vero e proprio.

Cambiare luogo non poteva però non avere un significato più profondo… Certamente la necessità di praticare in uno spazio più confortevole e di maggiore respiro, studiato per accogliere un numero maggiore di allievi. Ma soprattutto una seconda personale necessità: continuare a proporre e diffondere una pratica, a mio avviso, molto attuale. Attuale perché risponde ai bisogni di distensione, di rilascio delle tensioni, bisogni sempre più sentiti. Una pratica che risveglia la capacità di ascolto e permette di comprendere la strada per ritrovare la propria centratura anche negli spazi fisici e mentali quotidiani troppo spesso condizionati da fretta e stress. La mia volontà è aiutare a comprendere quanto questa pratica sia uno strumento di grande efficacia.


SQY: Cambiare luogo significa anche offrire una nuova visuale, oltre che una nuova visione: praticare in un ambiente diverso, guardare un soffitto diverso, nuovi colori, odori, suoni e rituali.
Sabrina
: Chiudere con un’abitudine consolidata per esplorare movimenti e respiri da un’angolazione diversa stimola sicuramente il desiderio di approfondire. E può favorire trasformazioni e cambiamenti nella propria vita, dove necessario.  

Oltre a essere trasformativo, lo yoga è per eccellenza lo strumento ideale per “prendersi cura di…”. Come ho scritto nella sezione Studio del sito, i luoghi ci chiamano, evocano, ci inseguono. Mi sono sentita attratta da questo luogo, che ho trovato in stato di abbandono e trascurato... Ho sentito immediatamente la necessità di prendermene cura. Come un piccolo frammento di terra che aveva bisogno di essere arato, curato e trasformato… Ora è bellissimo! Entrando si sente realmente una accogliente energia di rinnovamento.


Ascoltare e prendersi cura rappresentano gli aspetti centrali della mia pratica. All’inizio impariamo a prenderci cura di noi stessi. Impariamo a riconoscere i nostri bisogni e le nostre emozioni. Quando la pratica diventa parte di noi, sorge spontaneamente la necessità di prenderci cura anche di chi ci sta intorno, dell’ambiente, di ogni piccola o grande cosa che facciamo abitualmente. Certamente ciascuno a suo modo, ma resta comune e forse universale la necessità di “prendersi cura di…” con amore

Praticare yoga non è solo occuparsi di forma fisica: il movimento delicato, la ricerca della naturalezza del respiro e di spazi interiori ci rendono gradualmente gentili, in maniera quasi impercettibile. E qualcosa cambia nel nostro atteggiamento, nelle nostre risposte alla vita. Entra bellezza nelle nostre vite. Come c’è bellezza nel freddo dei mesi invernali, quei mesi in cui ci ritroviamo insieme avvolti nelle coperte per praticare esercizi che scaldano, rigenerano, trasformano…

L’ascolto e la pratica delle posizioni yoga aiutano a stare meglio e a superare le malattie da raffreddamento. E pratica e posizioni tipiche dei mesi invernali saranno il tema del prossimo articolo.


Grazie, Sabrina.

SQY