sentiero bosco
10 Ottobre 2018

Cammina, medita, respira... naturalmente

Parte seconda

Se pensate sia un evidente riferimento al libro di Elizabeth Gilbert (e al film con Julia Roberts) Mangia, prega, ama, ebbene lo è.

Camminare è naturale come mangiare. Pregare è un modo per meditare. Amare e respirare hanno un sottile filo in comune: la libertà.


Ne abbiamo parlato nel nostro articolo Camminare è meditare per confermare quanto anche la scienza sostenga negli ultimi anni: camminare è una terapia, stimola il metabolismo, previene malattie croniche. Soprattutto, proprio come sperimenta chi pratica yoga, migliora l’umore, alzando la produzione di cortisolo.

Camminare, proprio come la meditazione, mette in equilibrio i due lobi del cervello, contribuendo all’intensità dell’attività neuronale, ma soprattutto a rendere fertili pensieri e idee. Rende creativi.


La formula della felicità, anche piccola, sembra riposare nel ritmo lento e in nuovi orizzonti interiori da esplorare. Possiamo lavorare, studiare, vivere anche rallentando o, meglio, non usando la fretta come pretesto. A Napoleone Buonaparte è attribuita la frase “Comincio a rallentare proprio perché ho fretta”. La fretta come cattiva consigliera…


In queste pagine parliamo spesso di ricette per la felicità, concetto quest’ultimo che  ciascuno di noi può declinare in serenità, pace, equilibrio, obiettivi. Ricordate gli articoli sugli stili di vita giapponese (Ikigai) e svedese (Lagom)? Hanno il sapore di tormentoni diventati di moda, moderno marketing o tecniche zen a buon mercato. In realtà tutto converge verso un imperativo che rischia di diventare banale proprio perché vero e soprattutto apparentemente troppo semplice: occorre rallentare.


Ne parlava più profondamente Ignazio di Loyola: allentare corpo e mente in esercizi (tecnica) spirituali (divino) per la pratica religiosa, in una sintesi già allora molto illuminata.


Una pratica yoga raffinata - che risponde ai bisogni più attuali - permette di sentire i benefici sul corpo e sull’equilibrio mentale.

Succede a volte di dover accelerare o anche di perdere la rotta; poi, passato il momento, è solo rallentando che possiamo mettere tempo e distanza per capire (o anche non necessariamente capire), sentire e (solo) dopo elaborare. 


Nella fretta la tendenza è lasciarci guidare dalle voci interiori più superficiali e meno inclini alla riflessione e al discernimento. Voci che restringono il nostro mondo interiore nei limitati concetti del “mi piace o non mi piace”, un vero e proprio automatismo che ci porta a replicare azioni e modelli in modo inconsapevole o seguendo l’impulso. Queste voci non è detto ci appartengano… 


La libertà, la scelta diventano esperienza non diversamente dalla linea cognitiva degli esseri umani: apprendo, imparo, esercito e poi elaboro, argomento. Tutto in sequenza secondo un ritmo naturale, simile alle stagioni dell’anno.


Sono pratiche pacificanti che perfezionano i ritmi biologici. In una parola, allungano la vita e parlano di noi, del nostro mondo interiore, delle nostre scelte e reazioni.


Ricordate il nostro articolo “Meditare sottopelle”? È stato stupefacente scoprire come il sistema nervoso e la pelle abbiano la stessa origine embriologica, l’ectoderma. La pelle, primo filtro e organo sensibile ponte tra noi e il mondo, è parte del nostro sistema di risposte neurologiche: diventa arida, si lacera, si irrita, reagisce. Ci ricorda come il corpo sia biologicamente equilibrato in modo perfetto: pelle e sistema nervoso dialogano in un perenne scambio di informazioni.


“È come se ogni giorno indossassimo la mente sulla nostra pelle ” . E la pelle dunque mostra ciò che la mente pensa e produce. “Sentire a pelle, si dice…”.


Come in un cerchio perfetto, come in una ricetta riuscita: camminare, muoversi, praticare, riflettere  rappresentano una forma di meditazione e migliorano la respirazione, attività solo apparentemente naturale. Con gli esercizi respiratori la capacità del respiro finalmente da superficiale diventa profonda. Un continuo allenamento del corpo a funzionare meglio. La costante consapevolezza di essere presenti a quanto viviamo.


Ci piace ricordare ancora una volta quanto Bjork, islandese nata tra i ghiacci, disse in una sua bella intervista: “Noi islandesi non andiamo in chiesa o dallo psicologo: per sentirci meglio passeggiamo”.


SQY