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10 Aprile 2019

Il Nobel che allunga la vita…

Come ogni anno il 7 aprile è la Giornata mondiale della salute. Abbiamo già scritto della scoperta sensazionale, valsa nel 2009 il Nobel per la medicina alle due ricercatrici Elizabeth Blackburn e Carol Greider: proprio come i capelli i cromosomi hanno le ‘doppie punte’, che dobbiamo curare perché non si spuntino. La risonanza planetaria della rivelazione scientifica è stata enorme, aprendo la via alle teorie sulla longevità.


Osservando al microscopio il protozoo Tetrahymena, Elizabeth Blackburn ha trovato ciò che più si avvicina alla data di scadenza che animali e uomini portano registrata nelle loro cellule.


Oggi la scienziata lavora su biologia e fattori di longevità con Elissa Epel, docente di psichiatria alla University of California di San Francisco. Sono entrambe autrici del saggio La scienza che allunga la vita, utile a comprendere come sfruttare la conoscenza dei cromosomi per conquistare, in parte, la possibilità di intervenire sul processo di invecchiamento.


Nel 1971 il biologo russo Alexey Olovnikov chiamò ‘telomeri’, dal greco tèlos, fine, e mèros, parte, le parti finali dei cromosomi. Ma questo non bastava. La Blackburn e la Greider volevano comprendere a cosa servissero realmente. E hanno capito che queste strane sequenze ripetute di basi di DNA hanno la stessa funzione dei cilindretti di plastica sulle estremità dei lacci da scarpe: proteggono il ‘laccio’ a doppia elica del Dna, impedendogli di sfilacciarsi nella fase di divisione cellulare.


«Con il passare del tempo le nostre cellule continuano a dividersi, rinnovando gli organi e i tessuti. Tranne che per le cellule cancerose, non potranno farlo però all’infinito. Prima o poi invecchiano e muoiono, causando il deterioramento degli organi”.


Questa la scoperta rivoluzionaria: l’invecchiamento di cellule e organismo di fatto dipende dai telomeri: a ogni divisione cellulare i telomeri sono più corti rispetto a quelli della cellula madre, e così via. Fino a quando la cellula non si divide più.


Allora come si interviene sui processi di miglioramento della qualità della vita, come il testo delle due scienziate suggerisce?


«In realtà io e il mio team abbiamo scoperto che esiste un piccolo bricoleur che ripara le punte dei cromosomi: un enzima che abbiamo chiamato telomerasi. Provvidenziale perché consente ai telomeri di riallungarsi, ritardando la morte delle cellule. Anche se la corsa ad analizzare il proprio DNA è inutile: i telomeri possono variare nel tempo, anche nel giro di pochi mesi».


Realisticamente non esiste e non esisterà (forse) un elisir di giovinezza eterna. Ma regole di benessere quotidiano in grado di contrastare stress e invecchiamento cellulare sì.


Studi e ricerche continuano a confermare che l’attività fisica regolare e non aggressiva influisce sui fattori genetici: oltre al benessere fisico immediato e nel tempo, incrementa infatti l’azione rigeneratrice della telomerasi. La conferma è nei dati: andare in bicicletta, camminare, praticare yoga tre volte la settimana per tre quarti d’ora in sei mesi riesce a raddoppiare l’attività della telomerasi.


Un’altra conferma alle teorie delle due scienziate Nobel per la medicina arriva dagli studi sul sonno: chi dorme solo cinque ore a notte ha telomeri più corti di chi dorme almeno sette ore, la quantità consigliata da ogni dottrina medica. Il sonno difende e protegge il sistema immunitario: non dormendo in modo adeguato, perdiamo la capacità di respingere gli ‘invasori’ (stress, fattori di rischio), impedendo alle cellule di replicarsi. Ci rendiamo in pratica più vulnerabili a infiammazioni croniche e patologie importanti.


Elizabeth Blackburn ed Elissa Epel hanno spostato in alto l’asticella: depressione e peso-forma. Studiando donne sane sia in pre-menopausa sia in post-menopausa, hanno dimostrato che le più biologicamente depresse avevano i telomeri più brevi. Chi affronta gli ostacoli come minaccia e non come realtà inevitabile è più esposto allo stress. E hanno inoltre scoperto che chi è condizionato da una depressione curata con terapia farmacologica - se protratta per oltre sei mesi - può esporsi a un accorciamento irreversibile dei telomeri. Anche il peso non regolare condiziona allo stesso modo. I telomeri corti sono decisamente associati a fattori di obesità: più aumenta il grasso addominale (poco esercizio, troppo cibo), più aumenta (40 %) la probabilità di accorciamento dei telomeri nei cinque anni successivi. Potremmo continuare con diabete e molte patologie infiammatorie tipiche dei paesi occidentali…


Non è la magrezza oggetto e obiettivo delle ricerche ma un attento equilibrio tra cibo e benessere, tra corpo e mente.


 Vogliamo chiudere il nostro racconto iniziato ad aprile 2018 dedicato alle due scienziate ricordando l’episodio dell’annuncio alla Blackburn della vittoria del Nobel per la medicina.


«Era l’ottobre del 2009. Arriva una telefonata alle due del mattino nella mia casa di San Francisco. Avevo appena preso sonno dopo essere stata con mio marito a una festa per i 95 anni di sua madre. Allo squillo ho subito pensato, preoccupata: “Oh no, l’abbiamo fatta strapazzare troppo e ora si è sentita male!”. Invece era una voce con accento svedese, che mi dava l’eccitante notizia del premio. Ero felice, ma un po’ incredula, forse perché ancora mezza addormentata. L’incaricato del comitato svedese sembrò rendersene conto, perché mi disse con gentilezza: “Tra non molto la chiameranno molti giornalisti: forse è meglio che prenda un caffè”. Per inciso: la madre di mio marito in quel momento stava benissimo ed è arrivata serenamente a 101 anni: aveva telomeri meravigliosi».


Carmen Cecere

SQY