La malattia è una opportunità
15 Maggio 2017

La malattia è una opportunità

Nella mia vita le decisioni le ho sempre prese su due piedi, essendo poco riflessiva e invece molto impulsiva. Negli anni ho imparato a mettere spazio e tempo tra il pensare e l’azione. E l’ho imparato soprattutto grazie alla malattia che da 26 anni mi accompagna: il diabete mellito. Sono infatti insulino-dipendente. Con questa patologia ho dovuto imparare a convivere molto velocemente, perché l’alternativa sarebbe stata rimanere fondamentalmente diversa dal resto del mondo. In una parola malata. Ho dovuto imparare a capire cosa fosse, a gestire il nuovo corso e a decidere cosa farne. Non senza cicatrici, la vita mi ha insegnato a non accontentarmi. Per questo ben presto ho iniziato a camminare verso le strade meno facili, a non nascondermi la verità, le strade che mi hanno portato a comprendere il significato della vita e il valore di non dover necessariamente diventare una vittima. 

Mi sono riempita di passioni proprio per misurare costantemente i miei limiti. Lo ammetto: non è stato facile, ho pianto e sofferto perché sapere di non poter fare determinate cose in qualche modo, in fondo, resta difficile da accettare. Ma queste stesse lacrime hanno iniziato ad asciugarsi sempre più velocemente e scendere sempre meno frequentemente, e la tristezza ha lasciato posto alla consapevolezza del mio ruolo. Ai limiti fisici ho risposto con un profondo lavoro di studio, che è riuscito a illuminare il diabete sotto altra luce. Ho scoperto che avrei potuto aiutare gli altri per riuscire ad aiutare me stessa. E così un giorno, dopo aver provato diverse strade professionali - lo ammetto, tutte fallimentari - la vita mi ha messo davanti a una opportunità meravigliosa che ho colto al volo, personalizzandola e portandola avanti nonostante le tante difficoltà. Sono diventata nutrizionista. Una biologa nutrizionista. Avevo bisogno di risolvere i miei problemi con malattia e alimentazione per poter arrivare a capire quanto fosse determinante soprattutto per me scegliere questa strada. Dovevo imparare a stare bene con il mio corpo: come avrei potuto dare consigli agli altri se io stessa non ero in grado di seguirli o comprenderli? La vita mi ha regalato insegnamenti straordinari, che hanno forzato e scoperchiato la scatola del mio meraviglioso puzzle. Ho imparato a non avere paura di rovesciare i pezzi sul tavolo per iniziare a comporlo. 

Per tutto questo ritengo importante, o forse solo utile, raccontare la mia esperienza, le difficoltà incontrate da persona con diabete (ben diverso che dire persona diabetica), soprattutto raccontare come le ho superate, anzi come abbia deciso di superarle. Spesso si crede che il tempo curi tutte le ferite. Oggi sono convinta che sia soltanto la consapevolezza a risolvere i problemi: riusciamo a capirli, a dare loro il giusto posto. Riusciamo ad agire di conseguenza perché è l’azione a essere determinante, uscendo dalla ragnatela della teoria. Oggi so che nella vita bisogna fare, sbagliare, imparare e rifare di nuovo, ogni volta con una consapevolezza maggiore di sé.

In una parola: cosa voglio fare, dove voglio arrivare e soprattutto come ci voglio arrivare. Il resto sarà la vita a metterlo sulla strada di chi cammina e a rendere il viaggio meraviglioso. 


Michela Del Torchio 

Biologa nutrizionista 

SQY