la vicinanza
10 Aprile 2020

La vicinanza

Questo articolo non intende dare consigli. Non c’entra la falsa modestia. Non vuole proprio darli perché non vuole cadere nella retorica della vulgata, la retorica dell’andrà tutto bene. Almeno in un momento inedito come questo preferisco essere consapevole e dunque rivolgere l’attenzione verso immagini belle. Perché raccontare vale più di mille slogan new age. Perché tutti abbiamo la paura (la paura che allerta) e l’angoscia (l’angoscia che svuota l’anima). A cosa servirebbe ripeterlo? Non ci servono mantra a doppio effetto, quelli cioè con la sensazione di vuoto insita come dopo una grande euforia…

Questo articolo è un piccolo racconto e un invito. L’invito a essere leggeri dentro e fuori, che vuol dire per me poetici come la primavera, che tornerà...

In questa surreale epoca di distanziamento sociale (che non è sinonimo di distanza, ma approfondiremo la straordinaria potenzialità dell’esattezza del significato delle parole) non possiamo… Facciamo insieme l’elenco? Non possiamo uscire di casa, passeggiare, correre, cenare nel ristorante cinese preferito, per moltissimi lavorare se non da casa (i più fortunati), andare al cinema, tagliarci i capelli, andare a scuola. Non possiamo guardarci negli occhi, abbracciarci, stringere le mani. Anche sentire gli odori degli altri. A volte neanche sposarci.

E non possiamo fare yoga. 

Tutti stiamo sperimentando ogni singolo aspetto di questo ciclone mondiale. Una simultanea presa d’atto che non avremmo voluto accadesse.

A giorni alterni oppure sempre o magari mai (dipende dalla personale attitudine) proviamo tristezza per ciò che è andato e sperimentiamo l’ignoto su ciò che verrà.

Possiamo provare a usare questo tempo per capire. Facile dare consigli se siamo privilegiati anche in parte: evitiamo di fare retorica, appunto. Facile dire ‘scopri te stesso perché hai più tempo’. Facile. Più onesto pensare - come ritengo - cosa siamo davvero di fronte a questo evento impensabile? Come ci prepariamo al futuro prossimo, come sosteniamo il panico, una certa resistenza tutta umana a cambiare abitudini, come affrontiamo il rimpianto per cose che oggi non possiamo fare e sensazioni che forse ci modificheranno, come affrontiamo la tenuta psicologica o una natura capricciosa che ci fa essere gli stessI di un mese fa senza comprendere davvero?


Ecco per me quello che possiamo fare, annullando la sensazione di essere soli

Possiamo telefonare, videotelefonare, scrivere, essere solidali, aiutare a distanza, rincuorare, farci illuminare da idee vecchie o insolite e originali. Avere il coraggio di realizzarle. Postare una gif con fiori che si muovono al vento o il sito degli uccellini che cantano se passi sopra con il mouse.

Possiamo leggere, emozionarci, imparare una lingua. Usare il tempo. Riposo sì, ma usare il tempo per conoscere le nostre reazioni. Arrabbiarci perché avremo ricadute economiche. Arrabbiarci perché il futuro non porta certezze, oggi più che mai. 

Altro? Quello che stiamo giorno dopo giorno realizzando tutti. Che, tornati alla normalità (per citare i media), il corpo comunque avrà ricevuto uno stress mai provato. E questo comporterà ricadute psicofisiche, superficiali o più consolidate. La mente potrebbe continuare a restare in allarme. Oppure si butterà sul superfluo per fame di una vita compulsiva ferma a febbraio 2020. Siamo pur sempre esseri umani… 

Non ci sono ricette. Ci siamo noi. Sosteneva Protagora di Abdera “l'uomo è misura di tutte le cose, di quelle cose che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono”.

Io saprò forse cosa sarò solo tra qualche mese. 


Ma abbiamo un vantaggio. La consapevolezza e la fiducia. Miliardi di persone oggi in ogni angolo del mondo sanno che qualcosa di enorme è successo. Non solo un terremoto, non solo uno tsunami, non solo il crollo delle Torri Gemelle. No. Un virus che dilata il tempo di contagio e allo stesso tempo condiziona, opprime e sopprime il nostro tempo personale e sociale. Una prigionia fatta di giorni tutti uguali, di echi continui su numeri e scenari di guerra.

Dicevo, abbiamo un vantaggio. Chi può permetterselo, può cominciare a sentenziare meno (non siamo virologi), raccontare molto, stare vicino grazie alla tecnologia a chi ha bisogno e a chi ci piace, scrivere per vedere il nero che nasce dal bianco della carta, riscoprire i benefici della disciplina (parola bellissima, altro che coercitiva!) come atto d’amore per noi (mens sana in corpore sano) e continuare a praticare yoga. Oltre i decreti ministeriali possiamo riorganizzare la nostra vita. Pensando oggi a come ripartire domani. 

Non volevamo cedere? Ecco, oggi dobbiamo farlo.

Non avevamo più rapporti con la natura, con la gentilezza e l’ascolto degli altri? Ecco, oggi anche dalla quarantena possiamo amplificare tutto con atti d’amore. Anche a distanza. 

Io non faccio che guardare incantata foto di visi. E pratico yoga. Pratico yoga da sola. Ma da lunedì 23 marzo pratico yoga con una magia che aspettavo da tempo. L’audio della lezione di Sabrina. 

Racconto io per lei. Sabrina si è organizzata meglio di una multinazionale: in una settimana ha capito, dato disdetta, comunicato, raccolto le tristezze di noi tutti e risposto a ciascuno. Ma soprattutto ha avuto un’idea e l’ha realizzata meglio di come avrebbe fatto Google. Ha prodotto un audio con una lezione. Il primo. E testi di accompagnamento alla lezione. E ha anche disegnato le posizioni. Vi sembra poco? Ha pensato a noi. Non ci ha lasciato soli. Ha fatto arrivare la pratica sui nostri pc. E sarà così fino a fine emergenza e forse anche oltre. Per quanti lo chiederanno.

Questa magia è arrivata. Ripeto: vi sembra poco? Il web è pieno di video improvvisati. O molto ben confezionati. Ma non sono lei. In questo primo mp3 c’è la sua voce, la sua lezione, la sua esperienza, la nostra pratica, i nostri appuntamenti settimanali, la nostra comunità fatta di tante risate a inizio e fine lezione, c’è la solidarietà di Sabrina. In questo primo mp3 c’è il suo mondo. Ma c’è anche il nostro. C’è la nostra vita.

Io ieri sera praticavo con Sabrina a guidarmi nella mia camera da letto. Vi sembra poco?

Proprio ieri un ragazzo calabrese su Facebook ha postato e regalato alla rete una splendida foto sfocata dello Stromboli di fronte alla sua finestra, trasformando un vulcano minaccioso in una splendida metafora di libertà che attendiamo come in un sogno. Pensavo alla foto dello Stromboli, a questo piccolo regalo inatteso quando ho cliccato sul play del file audio di Sabrina: una bellissima idea e un suo regalo a tutti noi.

Questo regalo rappresenta un invito a immaginare soluzioni. Sempre.

Perché, come scriviamo sul sito, ‘lo yoga è realizzativo: per comprenderlo bisogna praticarlo’

Senza mai fermarsi, come fa la vita.

E perché oggi più che mai, in questa vicinanza a distanza, lo yoga è davvero unione.


Carmen Cecere

ps = sì, alla fine sono risultata un po’ retorica. Ma adesso mi importa sempre meno. Ecco un ennesimo regalo alle troppe sicurezze che penso (o pensiamo) di avere…