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10 Giugno 2019

Le lezioni di Sabrina. Il risveglio è nella coda - parte 1

Nell’articolo di maggio, il primo dedicato a Le lezioni di Sabrina, ho voluto parlare di coda. Il primo incontro, quello difficile da dimenticare. La coda come comfort zone di allungamento e consapevolezza della posizione. Della pratica. Dello yoga. Certo, non tutto parte dalla coda. Ma mi piace pensare a questa porzione anatomica di cui manteniamo il ricordo di un passato primordiale e che tanto smuove energeticamente.

Per me sembrava arrivato insomma il momento di affrontare la questione di petto.

Lo yoga è una pratica sensibile, non aggressiva ma pur sempre disciplinata e con ampi sorvoli su precisione e simmetrie… Dunque perché molti insegnanti parlano di coda in modo così naïf, come se esistesse davvero?

Cos’è realmente questa coda e perché, smuovendola, produce beneficio in tutto il corpo? Perché è così primaria, potente e determinate, pur non esistendo?

Domande cui (per me) solo Sabrina Querella può rispondere.

Dunque ecco la prima parte di una lunga, lunga e tanto intensa intervista…

Carmen Cecere


Sabrina, intendo essere didascalica. Perché lo yoga parla di coda?

Ritengo utile una premessa.

Innanzitutto suggerire un movimento attraverso un’immagine è più immediato di un termine tecnico. Un’immagine richiama una suggestione ed è intuitiva…il sanscrito, la culla della filosofia yoga, è una lingua poetica incline alle raffigurazioni e alle metafore. Le posizioni yoga, asana, in generale si rifanno a un modello o a un gesto: la posizione della montagna, del coccodrillo, il passo del corvo. E così via.

Nello specifico con il termine coda si intende quella porzione ossea che sta in fondo alla colonna vertebrale: dunque zona lombare, sacro e coccige. Impossibile non riconoscerne l’importanza a livello strutturale e anatomico. Ma non solo. A rendere speciale questa zona concorrono diversi fattori, uno più significativo dell’altro.

Una è la suggestione della coda che, scendendo, può aiutare ad allungare, stendere, rendere più efficace il collegamento con la terra.

La colonna vertebrale contiene il midollo spinale ed è l’asse portante dello scheletro e anche il centro principale di nervi e sistema nervoso. Un’ampia letteratura ne descrive la struttura e il funzionamento. Filosofi, pensatori, poeti e mistici ne hanno suggerito il simbolismo in contenuti di una ricchezza straordinaria.

Tutto il corpo è collegato dalla colonna vertebrale. E la coda, proprio come un piedistallo, ne è il sostegno. 

Lo yoga spiega che lungo la colonna vertebrale sono collocati i chakra, punti focali di processi vitali in relazione a stati di coscienza, elementi archetipici e costrutti filosofici.

L’osso sacro collega il midollo spinale al cervelletto, alla parte superiore del cervello e al midollo al suo interno. Quando attiviamo l’osso sacro, si genera una corrente di energia che scende verso i piedi e risale verso la testa.

Il termine ‘sacro’ di per sé rimanda a una dimensione che va oltre la fisicità.

Annick de Souzenelle spiega che l’osso è la parte del corpo più densa e più organizzata; per gli Ebrei è la parte più intima e sacra dell’essere. Ha una funzione sacra perché contiene una sostanza estremamente misteriosa: il midollo. I Cinesi chiamano il midollo osseo o il midollo spinale “le viscere meravigliose”; anch’essi hanno coscienza del sacro che entra in gioco nel midollo, lì dove si formano i globuli rossi. In ebraico midollo si dice mohar, parola che contiene l’idea di dissolvimento come divenire etereo. L’autrice suggerisce l’idea di una memoria tanto discreta quanto segreta sigillata nella zona delle vertebre sacrali e delle ultime vertebre lombari. Scrive: "una vocazione divina opera a questo livello… che non s’impone. L’uomo è libero a questo livello di prepararsi al suo nome segreto oppure no”.

Gli esercizi che prevedono movimenti della coda contemporaneamente stimolano la respirazione addominale, laddove il diaframma si collega alle vertebre, coinvolgendo inevitabilmente la zona del bacino.

Il Giappone ci informa che la cavità addominale è la sede del tandem o hara, che in Cina prende il nome di dantian. Si tratta di quel punto appena sotto l’ombelico di intersezione di tutti i meridiani. 

Per i Taoisti hara significa “il centro”: il centro supremo da cui è nata la vita. E il punto sulla spina dietro l’ombelico prende il nome di mig meng, “la porta della vita”. Inoltre gli otto fori presenti nel sacro vengono collegati con la forza delle montagne, dell’acqua, del tuono, del cielo, della terra, del vento, del fuoco e del lago… 

Ho trovato una descrizione di hara molto bella e suggestiva: “…Quelle radure dove cominciano a formarsi quei ruscelli che poi irrorano i campi”.

E poi, alla base del midollo spinale, sonnecchia Kundalini, “l’avvolta”. 

Recita la Siva-samhita: “…Qui in forma di lampo simile a liana vi è la dea suprema, Kundalini, arrotolata in tre spire e mezza. Essa ha la forma della forza creatrice del mondo, è sempre impegnata nell’attività della creazione, è la dea della parola che non può essere descritta a parole, e sempre venerata dagli dei”.

Descritta anche da Ermete Trismegistro come ”la forza forte di tutte le forze”.

Una forza straordinaria, dunque! Una energia che, una volta risvegliata, può creare o distruggere. Ragione per la quale non consiglio di ricercarne il risveglio…

Ho elencato con entusiasmo una panoramica di contenuti e immagini fortemente evocativi proprio per comprendere perché nello yoga si parli tanto di coda e perché entri in gioco in ogni posizione: come le radici per un albero, non c’è albero senza radici…

Proprio da questo punto tanto ‘speciale’ dietro l’ombelico possiamo cogliere un movimento che va simultaneamente nelle due direzioni opposte: dalla vita in giù, verso le gambe e i piedi attirati dalla gravità, e dalla vita in su, fino alla cima della testa e anche oltre, sollevandoci con leggerezza. Quando questo punto è bloccato, il corpo si appesantisce e perde equilibrio.

Come un movimento a rimbalzo: “Mentre espiro allungo la coda verso terra, contemporaneamente avverto un movimento che risale lungo la spina. Posso percepire più spazio e leggerezza nella parte alta del corpo”

Vanda Scaravelli scrive: “La gravità come è come un magnete che ci attira verso la terra. Ma questa attrazione non si limita a tirarci verso il basso, ci consente anche di allungarci nella direzione opposta, verso il cielo. L’onda che ne risulta è estremamente potente e ci aiuta a trovare l’atteggiamento giusto: ne segue un’inaspettata apertura, un’apertura dentro di noi, che infonde nuova energia nella colonna, come se il corpo si invertisse e si risvegliasse a un’altra dimensione”.

Nel movimento, ammorbidendo e srotolando la coda, il resto del corpo diventa più leggero: possiamo riscontrare più mobilità nel bacino e l’onda che risale lungo la spina permette di liberare la tensione tra le vertebre, nelle spalle e nel collo. Parti del corpo spesso tese e contratte. 

Gli antichi Egizi conoscevano già perfettamente questo fenomeno, questo intimo indizio di un corpo che ci può sorprendere e meravigliare... A questo si deve la postura eretta, l’eleganza e la regalità presenti nelle loro raffigurazioni: silenti portatrici di un segreto noto solo agli iniziati. Di un lavoro che tutti noi proseguiamo, avendolo ereditato. Continuando anche metaforicamente ad allungarci verso terra e verso l’alto, il cielo.

Sabrina Querella