Stile di vita
10 Ottobre 2019

Stile di vita

Oltre a parlare di yoga e respiro, meditazione e pratica, benessere ed equilibrio tra corpo e mente, gli articoli di SQY affrontano temi solo apparentemente giocosi o irrituali. Irrituali se pensiamo alle asana e alla generale sacralità di un mondo come quello yogico.

Eppure… Fin dall’inizio di questa bellissima avventura, presentarsi con il sito di Sabrina Querella e ogni mese cercare, trovare e confezionare qualcosa di utile (lo speriamo) e interessante da raccontare, fin dall’inizio l’intervallo con articoli più ‘laterali’ o curiosi si è rivelato un gioco divertente. Ricordate l’articolo delle due ricercatrici, una americana l’altra australiana, vincitrici del Nobel per gli studi sull’importanza dei telomeri? Ricordate con quanta grazia e anche umiltà paragonavano le loro scoperte al fenomeno delle doppie punte nei capelli? 

E ricordate quanta letteratura abbiamo scomodato per parlare con entusiasmo e passione del camminare come meditare, o del metodo WAL per apprendere camminando?

Ma una cosa abbiamo sempre avuto: curiosità oltre lo yoga. Curiosità per ogni pratica, filosofia, approccio, notizia o tendenza che riuscisse, oltre che a catturare la nostra attenzione, a capitalizzare le nostre conoscenze, arricchirle, completarle, esplorando mondi geografici e culturali lontani e a volte del tutto sconosciuti.

Così, anche dalla nostra pagina Facebook, abbiamo cominciato a parlare di Kintsugi, l’arte nipponica di riparare con l’oro un oggetto rotto, ridandogli vita e senso. Della via norvegese alla felicità. Di Lagom, la ricetta svedese per la felicità. E anche di Ikigai (siamo ancora una volta in Giappone), ovvero l’arte di avere uno scopo nella vita.

Nordeuropa e Giappone: le ricette per le piccole cose, per una visione rallentata della vita ma non per questo spenta sembrano arrivare da queste aree e non dall’Europa centrale frenetica e competitiva.

Per questo e per molto altro siamo stati catturati da un microsaggio apparso su Il Corriere della Sera: studiosi di alimentazione e stili di vita, di genetica e immunologia cominciano a chiudere il cerchio parlando di ‘chiavi’ di lunga vita. E ancora il Giappone ne offre cinque, tutte millenarie.

  1. Ishoku-dogen, il cibo come medicina. Qui siamo tutti d’accordo da tempo e lo sapevano anche i contadini di tutto il mondo: mai sazi, mangiare poco e mangiare riso, pesce e vegetali, come a Okinawa, l’isola dei centenari nella quale non ci si ammala fino ai 75 anni. Il cibo è medicina, per i Giapponesi come per i Greci antichi.  Come per noi oggi: meno cereali e più proteine e grassi, di buona qualità!
  2. Ikigai, nostra vecchia conoscenza. Il senso della vita. Anche questa volta, come nella filosofia greca, chiedersi che senso abbia la nostra vita è un buon modo per avere una risposta positiva (il senso è cercarlo). I Giapponesi più che aver fede confidano nell’Ikigai. La ragione per cui svegliarsi al mattino. Questo potente ‘assoluto’ - hanno studiato i neurologici - abbatte le malattie cardiovascolari. “Non perdersi in un deserto di pensieri è associato a una minore mortalità”.
  3. Wabi sabi, la bellezza dell’imperfezione. Tutti sentiamo ripetere che dobbiamo accettarsi. Ma cosa facciamo davvero per riuscirci? Il segreto è comprendersi. La via nipponica all’imperfezione, oltre che liberazione, diventa liberazione da obblighi tutti proiettati fuori di noi. Amiamo il bello, ma esiste l’imperfetto. E quell’imperfetto siamo noi. 
  4. Kintsugi, l’arte di riparare. Non solo gli oggetti rotti. Ma anche la nostra esistenza. Possiamo riparare parti rotte o sofferenti di noi e scoprire quanto siano ancora più preziose e desiderose di tornare alla vita, attingendo da una esperienza profonda. La filosofia Kintsugi sembra invitarci a non buttarci via: occasione per rinascere, curare per guarire.
  5. Shinrin-yoku, immergersi nel verde. Qui abbiamo ricordato il nostro articolo in cui la cantante Bjork ammetteva la poca dimestichezza degli Islandesi con gli psicologi. A loro basta camminare nella natura per abbattere il rumore di fondo nella mente e lasciare ogni peso dietro alle spalle. Shinrin-yoku è letteralmente un bagno nella foresta: non è sport o impresa mistica ma esclusivamente ritrovarsi nel verde. Immersi nella natura. Senza far nulla se non ascoltare il corpo, camminare, sedersi, osservare luci e ombre degli alberi. Uno studio universitario su questo recente fenomeno ha dimostrato che nella saliva dei partecipanti erano presenti minori concentrazioni di cortisolo, l’ormone dello stress, con regolarizzazione del battito cardiaco e aumento di linfociti contro gli attacchi virali.   

E noi Europei? Noi possiamo imparare e studiare, apprendere e, se possibile, introdurre parti di queste filosofie nel nostro quotidiano.

Sapendo che in ogni epoca (escludendo la nostra) il pensiero e l’ascolto del corpo hanno rappresentato sempre un riflesso di saggezza, oltre che un chiaro istinto di sopravvivenza. Ascolto il mio corpo vivere, sentire, trasformarsi, soffrire, guarire... Affino il mio pensiero e cerco di vivere aderendo alla mia volontà e per il mio bene e quello degli altri. E per il bene del posto, luogo, territorio o pianeta nel quale vivo…


SQY