UOMINI E YOGA Perché siete ancora così pochi?
10 Febbraio 2020

Uomini e Yoga: perché siete ancora così pochi?

Comincia inarrestabile il flusso di articoli e saggi sulla relazione ancora difficile tra uomini e yoga. Perché - almeno in Italia -  ancora pochi uomini praticano yoga?

Eppure è consolidata la conoscenza sui benefici di questa disciplina: corpo flessibile, mente sgombra e pronta a rispondere con consapevolezza, ossigenazione fondamentale per la rigenerazione cellulare, come l’ultimo Nobel per la medicina dimostra.

Allora perché questa resistenza tutta al maschile? 


Arriviamo, ci sdraiamo sul tappetino (il nostro tappetino verde), ci guardiamo attorno un secondo prima dell’inizio della pratica e… sì, siamo tutte donne. Ragazze, adulte, esperte, neofite ma donne. Ogni tanto qualche uomo, raramente ragazzi…


“Gli uomini sono in genere il 20 per cento dei praticanti, e negli anni purtroppo la percentuale non sembra aumentare” spiega Giulia Borioli, presidente e fondatrice di YogaFestival, che proprio quest’anno ha come tema Moksa: liberarsi, sciogliere, lasciar andare. Quasi un invito al mondo maschile.


Se ripercorriamo l’evoluzione millenaria della pratica, con l’aiuto di studiosi ed esperti scopriamo quanto sia errato considerare lo yoga una disciplina nata dagli uomini per gli uomini. “Credenza errata” spiega Federico Squarcini, professore di Storia delle religioni e coautore de Nel nome dello yoga. “Il termine yoga inizia a essere usato in riferimento alle persone attorno al V secolo a.C.: nei primi sermoni del Buddha si parla di una tecnica utile a liberarsi dai pesi mentali sul sé soprattutto contro le distinzioni di classe, ceto e genere”. Un atteggiamento evoluto, se pensiamo alla società attuale. Lo yoga in origine non sembra dunque esclusivo territorio maschile. Il problema culturale della predominanza della figura maschile pare sorgere attorno al XII-XIV secolo d.C. con pratiche più estreme e per questo adottate in larga parte da uomini. 

Gli storici attribuiscono la responsabilità di una vera e propria ‘maschilizzazione’ dello yoga al colonialismo britannico del ‘700: in obiettiva posizione sociale retrostante della donna, gli yogi indiani (maschi) erano usati per rappresentare al mondo i costumi locali. 


Ma oggi cosa trattiene il maschio dall’avvicinarsi allo yoga?

Una prima teoria, di chiara natura antropologica, rientra nella sfera del comportamento caratteristico degli uomini, distinto da quello delle donne. Confortati fortunatamente da decenni di studi scientifici sulle differenze biologiche e socioculturali, rimaniamo affascinati dall’affermazione di Marc Holzman, insegnante da milioni di allievi nel mondo: “Gli uomini fanno resistenza per le stesse ragioni per cui non chiedono indicazioni stradali e drammatizzano al minimo acciacco di salute: non sono a loro agio con la vulnerabilità. Vogliono avere sempre il controllo sulle cose”. 

Una pratica yoga importata dall’Oriente all’Occidente, per le caratteristiche proprie e le differenze di stili di vita e stratificazioni culturali, come sappiamo ha effetti diversi su noi Occidentali, abituati a ritmi frenetici, può aumentare o stimolare competizione e una vera e propria corsa alla prestazione.

Elementi tipici delle risposte maschili. Eppure gli uomini, proprio perché competitivi, sentendosi principianti o a disagio in una pratica riflessiva, si allontanano dallo yoga anziché avvicinarsi. Non considerando che sentirsi principianti è il vero modo per evolvere e superare barriere fisiche e mentali.


E poi... Gli uomini per natura hanno una conformazione fisica (bacino e ischi) più stretta di quella delle donne. Siamo diversi strutturalmente. I loro ischi lavorano con più difficoltà, l’apertura laterale delle gambe presenta maggiore difficoltà. Verifichiamo quanto normalmente gli uomini siano meno elastici. Ma l’elemento biologico possiamo superarlo con la pratica e fin dove arriviamo…


Molti uomini dunque ci provano ma poi arretrano, si fermano. E non sanno di non sapere. Cosa? Che un corpo non flessibile porta a una mente di vedute ristrette. E anche a un cuore chiuso. 

Molti uomini non sanno di non sapere quanto lo yoga contribuisca a rendere qualitativamente migliore la nostra vita quotidiana: molte posizioni sciolgono i dolori alla schiena ma soprattutto con la respirazione arrivano a rigenerare tessuti e cellule, portando ossigeno là dove c’è bisogno di respirare e far respirare… 


Una riflessione sentita sia dai maestri yoga sia dal mondo scientifico riporta inoltre a una antica questione. “Gli uomini non sono abituati a guardarsi dentro, al contrario delle donne, che invece si mettono in discussione persino troppo” osserva Gabriella Cella, maestra yoga pioniera in Italia. Lo yoga insomma è percepito ancora come mondo femminile.


Visti i dati sulla partecipazione ai corsi da parte degli uomini, vogliamo continuare a soffermarci sui benefici: lo yoga migliora prestazioni sul lavoro e conferisce lucidità mentale. Pensiamo infine al grande apporto della pratica sul pavimento pelvico per la prevenzione prostatica o per chi abbia subìto un intervento alla prostata. Gli stessi chirurghi invitano a stimolare quella delicatissima parte del corpo per riallenare l’elasticità dei tessuti.

La pratica dello yoga insegna ogni giorno che “l’educazione mentale prevede di affrancarci dall’obiettivo dell’azione: mi libero dalla prigione del risultato e lascio che il viaggio mi mostri la strada”.


Dopo profondi cambiamenti sociali, se è vero che il ‘sesso forte’ (ci auguriamo possa concludersi l’utilizzo di questa locuzione) sembra in crisi perché messo in discussione, allora lo yoga potrebbe aiutare a ritrovare il proprio centro e a instaurare autentiche relazioni con l’universo femminile.


Perché, maschi o femmine, lo yoga ci aiuta a non focalizzarci sull’esito, assaporando percezioni e sensazioni. La calma aiuta a osservare con più oggettività e consapevolezza. E, volendo parlare della volontà degli uomini di primeggiare (almeno osservando la risposta evolutiva), nulla come la calma potrebbe consolidare l’equilibrio. Perché la calma, si sa, è la virtù dei forti…


Carmen Cecere