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10 Novembre 2017

Yoga e Autunno

Il 22 settembre alle 22 c’è stato l’equinozio d’autunno. L’istante preciso in cui il sole si è trovato allo zenit dell’equatore della Terra. Il momento esatto in cui è terminata l’estate ed è iniziato l’autunno. 

Il giorno dell’equinozio d’autunno ha una caratteristica particolare: è uno dei due soli giorni all’anno (l’altro è quello dell’equinozio di primavera) che ha la stessa durata della notte (dal latino aequus, uguale, e nox, notte).

Da qui piano piano ci si inoltra nel cuore della stagione… 

Un tempo che ci invita a mettere a posto armadi, cantine e qualcosa di più. Perché?

Ecco una breve riflessione! 


L’autunno è la stagione dei paesaggi dai caldi colori ocra, gialli e rossi, delle foglie a terra, della luce che si fa più tenue. 

Arriva un velo di malinconia, il ritmo cambia: non è più quello festoso dell’estate che ci invita a stare il più possibile all’aria aperta. Qualcosa di delicato dunque ci chiama al raccoglimento e alla riflessione. 

Alla rigogliosa energia espansiva dell’estate, prodiga di colori, fiori, frutti e suoni, si contrappone un rallentamento. Tutto si quieta e la natura si prepara per il riposo in grembo alla terra.

Vediamo intorno e ovunque, soprattutto nella natura, un graduale appassire, sfiorire e seccare, che ci ricorda la ciclicità della vita attraverso le fasi di nascita, morte e rinascita. Per accogliere il nuovo bisogna fare spazio: questo comporta inevitabilmente scelte e cambiamenti.

Anticamente ogni passaggio del processo di riproduzione umana era collegato alla stagionalità dell’anno. Con la festività di San Michele (29 settembre) abbiamo superato l’equinozio d’autunno.

Facendo riferimento al bellissimo San Michele e il drago di Raffaello, in cui l’Arcangelo tiene la spada puntata sul drago, Steiner ci invita a interpretarne la simbologia come “un appello rivoltoci per l’azione interiore”. Affinché l’uomo impari a interpretare la festa di San Michele come celebrazione dello spirito di iniziativa e della forza interiore, un invito a mettersi in contatto con le nostre parti più profonde e vitali per fortificare pensiero e volontà: “Lasciamo dunque che in noi, in questa fase autunnale, cresca tutto ciò che tende alla riflessione… alla libera forte e coraggiosa volontà, contraria ad ogni ignavia e a ogni paura”. 


In autunno i frutti cadono dagli alberi, abbandonano i loro involucri e i semi si separano dai frutti. Una volta selezionati, possono essere consumati o conservati per venire poi piantati nella terra, affinché il ciclo ricominci subito dopo l’inverno. 

Questo processo di decadimento e di separazione, che regola la natura, ha quindi lo scopo di preparare la nuova vita. E questo riguarda anche noi esseri umani.

La separazione è una legge della vita che implica selezione e discernimento. Si tratta di apprendere a separare l’utile dall’inutile, il nocivo dal salutare. 

L’arte di separare i contrari senza creare lacerazioni è la più difficile.

Non è facile separare la noce dal mallo, ma la natura sa come farlo… 


L’autunno è un’opportunità per apprendere queste preziose lezioni di vita.

È tempo di mettere in ordine armadi e ripostigli. Ma anche i nostri spazi interiori.

Sviluppare una maggiore capacità di discernimento e accogliere il cambiamento non può che migliorare il nostro stile di vita. 


Anche nello yoga l’autunno ci riporta a una pratica più interiore e delicata. Da una maggiore fisicità estiva ritorniamo a qualcosa di più essenziale e vicino alla terra.

Possono essere utili tutti gli esercizi che aiutino a percepire lo spazio interiore per ripulirlo ed espanderlo: “mi ascolto, respiro e srotolo delicatamente la spina…”

L’autunno è essenzialmente respiro e ascolto del suo ritmo spontaneo. Insieme alla primavera è una fase di trasformazione, che richiede coinvolgimento, partecipazione e disponibilità. 


Una breve pausa di riposo. 

Mi stendo sulla schiena con le ginocchia piegate,

i piedi sono in contatto con il suolo

e le braccia sono distese a terra. 


Lascio andare pensieri, parole, problemi

e respiro naturalmente, così come viene.

Semplicemente quando inspiro l’aria entra

e quando espiro l’aria esce.


Posso immaginare i pensieri come delle nuvole di passaggio

che piano piano scompaiono all’orizzonte.

Rilasso il volto.

Quando inspiro, l’aria entra, accolgo l’aria.

Quando espiro, l’aria esce, accompagno l’aria.


Mi lascio cullare da questo ritmo,

da questa danza.

Il respiro gradualmente si quieta.


Appoggio le mani sul torace,

sento il cuore che batte,

sento i delicati movimenti delle costole,

movimenti di apertura e poi di ritorno.


Appoggio le mani sull’addome.

Quando ispiro l’ombelico sale

e quando espiro l’ombelico scende.


Mi concedo alcuni minuti per esplorare questi spazi interiori.


I piedi scivolano a terra, 

massaggio il volto, mi allungo, forse sorge uno sbadiglio.

Ruoto su un fianco, sento la terra che mi sostiene,

aspetto un istante

e poi con calma ritorno su.


Sono pronto a riprendere le attività del mio quotidiano. 


Buona pratica d’autunno! 


Sabrina Querella

SQY