Yoga e Primavera
10 Aprile 2018

Yoga e Primavera

Prima che la mia anima mi consigliasse, dubitavo del valore del mio lavoro.
Ora ho capito che gli alberi fioriscono in primavera e fruttificano d’estate
senza cercare lodi; 
e le loro foglie cadono in autunno e i loro rami restano spogli d’inverno
senza timore di biasimo.
(K. GIBRAN, Pensieri e Meditazioni)


Primavera ha un significato potente e un suono dolce.

Deriva dal latino ver, a sua volta da una radice indoeuropea, vas, che riconduce al senso di ardente, splendente.

Tutto ci rivela dunque una considerazione totale: la primavera è inizio. Inizio di splendore.

Dal freddo dell’inverno si fa spazio il caldo dei raggi del sole, la terra si risveglia, gli animali escono dal letargo, gli esseri umani provano rinnovate energie. I sensi risplendono insieme a suoni, colori, odori. 

La primavera è dunque il ritorno alla luce dopo il buio, simbolo di nuova vita, di apertura e leggerezza. La luce cambia e aumenta gradualmente. Tutto sembra nascere e risorgere. Per l’essere umano è il momento per sperimentare la rinascita.

L’elemento naturale della luce ha sempre ricoperto spazi fisici e metafisici, ruoli strategici nel costruire significati e cultura.  

I popoli hanno elaborato immagini e significati sul senso di rinascita e rinnovamento: riti e culti pagani, simboli cristiani, miti antichi e allegorie esoteriche, come quello iraniano del dio solare Mitra. Il medioevo cristiano, da Sant’Agostino in avanti, ha poi elaborato una vera e propria metafisica della luce, in cui il divino era associato strettamente all’elemento luminoso.


La primavera è anche il tempo del fuoco, della luce nella sua manifestazione più energica. Del sole…

Il fuoco nella filosofia greca antica era proprio uno dei quattro elementi associato a energia, forza, passione. Il fuoco arde sull’altare dei sacrifici, brucia i demoni e favorisce sia il cambiamento sia la purificazione. 

Nell’ayurveda Agni è anche un elemento del corpo umano: è il calore della digestione, il fuoco vitale che anima tutti i processi biologici, trasformando i cibi e permettendo la vita. 


In primavera siamo invitati al bello, al dolce, alla vita che si schiude. Il corpo è chiamato a rinnovate funzioni, che, a distanza di un anno, sembravano dimenticate. Comincia a farsi sentire il fegato: è il suo momento. È lui a permettere la visione all’alba e il grande orizzonte, indicandoci la direzione… Organo fisico e metafisico, laboratorio metabolico, decide quale sia la stagione dell’anno in cui purificarsi. Ed è proprio la primavera!


L’improvviso sbocciare dei fiori, il volo degli uccelli migratori che fanno ritorno e la gioiosa danza di accoppiamento degli animali hanno sempre rappresentato un richiamo ancestrale molto potente, una fonte inesauribile di ispirazione per poeti e artisti…

Sono numerose le Dee che le diverse tradizioni hanno collegato a questa stagione, che archetipicamente rappresenta quella fase della vita che segue l’infanzia, ma precede la maturità: la fanciullezza. Quel tempo in cui tutto deve ancora accadere e la vita è piena di possibilità!

Infatti siamo pieni di energie, ma appunto sono tante e diverse... A volte il corpo si inceppa, ha sonno, sbadiglia (segnale non sempre allarmante, anzi), sembra stanco o innervosito. 

Come la forza vitale della terra assume la forma delle gemme, esprimendo direzione vitale e carattere, così l’energia che ci riattraversa si esprime in desiderio di rinnovamento, passando anche per inquietudini (insonnia, digestione lenta, senso di affaticamento).


Anche rinascere è un processo che ha bisogno necessariamente di tempo e lavoro, dell’unione di corpo e mente, preparando il corpo a essere permeato e l’anima a essere sensibile e ricettiva.

Si tratta di una sfida nella quale educare cuore e anima a partecipare agli eventi e a cogliere nella primavera ciò che vive nelle intemperie, nel vento, nelle forze germinative, nella fecondità delle forze terrestri…. per poter poi accogliere il declino, l’autunno e il volgere della coscienza verso sé.


La pratica dello yoga consente di aprire il passaggio a questa grande trasformazione, a questo forte impulso (anche di disequilibrio), che ha bisogno di trovare la direzione: una pratica che renda liberi e faciliti le funzioni del fegato.

In primavera sentiamo il bisogno di allungarci, distenderci, sbadigliare, uscire dal torpore o scrollarcelo di dosso: le torsioni creano maggiore flessibilità, soprattutto nelle posizioni che ricomprendano un lavoro di distensione delle parti laterali del corpo.

Le posizioni di equilibrio a occhi aperti portano fermezza di visione e stabilità sui talloni, aiutando a rimanere saldi nel cambiamento. La percezione di sé, del proprio corpo diventa nitida, la presenza invita alla fluidità: non siamo più rigidi o chiusi alle percezioni.

Piedi fermi, stabili: così da non farci travolgere e senza troppa resistenza… 


La redazione di SQY