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11 Novembre 2019

Yoga oggi - parte 1. Di cosa parliamo quando parliamo di yoga?

All’inizio della pratica, disteso a terra, tocco un piede, mi soffermo sulle dita: le allungo, le ammorbidisco.

Forse sono un po’ chiuse e accartocciate. Esploro e massaggio tutta la pianta del piede, anche il dietro e il davanti della caviglia. Mi soffermo intorno ai punti doloranti. Come se arrivasse da molto lontano, sorge un lento e lungo sbadiglio… Anche il respiro lentamente si fa più quieto e rotondo, il corpo si posa meglio a terra. Mi dedico all’altro piede.

Si tratta di un’idea, di un suggerimento: prendere tempo per sé, lasciando decantare pensieri, rumori e problemi, aiuta a entrare in una dimensione più raccolta rispetto alle attività del quotidiano. Dedicare del tempo al massaggio del piede è, fra gli altri, un modo per predisporci alla pratica dello yoga, anche solo per riposare e rigenerare le forze. Metto da parte pensieri, parole, rumore di fondo. L’aria che entra ed esce raggiunge luoghi profondi: nasce una sensazione di quiete e forse le cose appaiono meno stringenti, affannose.

Yoga inteso come pratica di integrazione di parti che tendono a separarsi e irrigidirsi. Non inteso dunque come performance e susseguirsi di posizioni - asana - dai nomi esotici (indubbiamente attraenti). Ma davvero le asana sono a misura delle culture occidentali? In Occidente a praticare yoga sono uomini e donne impegnati in lavori e attività competitivi, con richiesta molto alta di prestazione fisica e intellettuale.

È opinione diffusa che una attività fisica molto intensa permetta a corpo e mente di scaricare. Ma scaricare cosa esattamente? Al contrario stimola un sistema nervoso già sovraccarico, portando a una maggiore reattività e competizione. Non ne abbiamo bisogno. Non siete d’accordo?

In Francia recentemente è stato pubblicato uno studio scientifico che mette in guardia dagli eccessi di qualunque attività fisica: allenarsi troppo non solo aumenta la competitività ma provoca stress all’organismo e all’attività cerebrale. Mentre proprio la scienza, e cioè l’emergente campo multidisciplinare della medicina mente-corpo, ci informa costantemente sugli innumerevoli e profondi benefici dello yoga. Giornali e riviste pubblicano più di prima articoli sui vantaggi derivati dalla pratica dello yoga e di quanto sia sempre più diffusa.

E allora: lo yoga può davvero rispondere ai bisogni di oggi? E soprattutto quale yoga?

Carl Gustav Jung: “I numerosi esercizi yoga rappresentano un’igiene fisiologica molto superiore alla solita ginnastica in quanto non è soltanto scientifico-meccanica ma anche filosofia. Attraverso gli esercizi, essa mette il corpo in contatto con l’interezza dello spirito…. La pratica dello yoga è impensabile e sarebbe anche inefficace senza le idee dello yoga, e coinvolge a un punto raro ciò che è del corpo e ciò che è dello spirito.”

B.K.S. Iyengar, maestro indiano molto conosciuto per aver diffuso lo yoga in Occidente: “Lo yoga è una scienza-base utile a coltivare comportamenti giusti e virtuosi. Esso aiuta coloro che lo praticano a sviluppare una giusta saggezza tramite chiarezza mentale e comprensione, per condurre la propria esistenza con dignità e rispetto.”

Jung e Iyengar, dunque sia da Occidente sia da Oriente traiamo la via all’integrazione: lo yoga è molto più di una semplice ginnastica.

Praticato con regolarità, calma la mente portando benessere e rilassamento. E con il tempo i cambiamenti andranno oltre la riduzione dello stress (motivo per il quale in genere ci avviciniamo ai corsi) per coinvolgere precisi aspetti della vita e della salute.

Quanto lo yoga oggi risponde a queste caratteristiche? O piuttosto è interpretato come un insieme di tecniche, soprattutto fisiche, più affini al culto del corpo tipiche della nostra cultura.

La mia impressione è che la pratica più fisica, e meccanica, abbia preso il sopravvento

Lo yoga dovrebbe insegnarci a ritrovare equilibrio e pace con noi stessi e con gli altri, ad ammorbidire e ridiventare gentili, imparando a collaborare e a non competere, sorridendo e nutrendo pensieri di lucidità e coraggio, piuttosto che di rabbia e paura.  

Ritengo fortemente necessario analizzare il punto in cui siamo arrivati: cosa sia oggi questo yoga importato da epoche e mondi molto diversi.

Parlo di una mentalità così profondamente radicata tale da rendere difficile un approccio alla pratica più morbido e gentile. Lo yoga come tecnica o prestazione sportiva non serve: al contrario irrigidisce mente e corpo…

Del resto proveniamo dal materialismo scientifico: Newton ci ha consegnato l’immagine dell’universo come una macchina complessa - esattamente come il corpo umano - e Darwin ha teorizzato l’evoluzione della specie come ‘lotta per la vita’. Lotta come forza trainante della capacità evolutiva. Vince il più forte… 

E a vincere e sedimentare è stato un approccio fondato sulla competizione e sull’aggressività.

Quanto molto altro l’essere umano ha trascurato della propria esistenza?

Più recentemente la prospettiva quantistica ha descritto l’universo come un insieme integrato di campi interdipendenti, sottolineandone la straordinaria complessità dell’intercomunicazione tra elementi materiali e campi energetici che costituiscono l’insieme.

Albert Einstein: “Vedo un disegno generale, ma la mia mente non riesce a immaginare l’artefice di tale disegno. Tutti danziamo al ritmo di una melodia misteriosa, suonata in lontananza da un pifferaio invisibile.”

Oggi parte della scienza esclude che il codice genetico possa essere derivato dal processo evolutivo; sulla base di nuovi dati sappiamo che il nostro DNA non corrisponde a quello dei nostri antenati più antichi, e nuove ricerche sul genoma (Gregg Braden) suggeriscono “che siamo il risultato di un atto creativo che ci ha dotati delle straordinarie facoltà dell’intuizione, della benevolenza, dell’empatia, dell’amore e della rigenerazione”. 

Per la nuova frontiera della biologia molecolare gli elementi di una cellula sono intrecciati in una complessa ragnatela di loop comunicativi: interferire anche con una singola proteina può produrre profondi effetti collaterali. Dunque il nostro organismo è una rete di connessioni complesse: tutto è collegato, nulla è separato.

Se consideriamo questo bagaglio di conoscenze e scoperte, la nostra appare davvero come un’epoca straordinaria… Lo dicono fonti culturali diverse, solo in apparenza non comunicanti: stiamo vivendo un cambiamento storico di enorme importanza.

La scienza inizia a vedere, riconoscere e confermare la validità di pratiche giunte fino a noi da luoghi e tempi molto lontani.

Sabrina Querella